Il ritorno del Marocco nell’Unione Africana


Il 30 gennaio, nella capitale etiope avrà luogo il vertice UA: tra le tante questioni in agenda, il rientro del Marocco nell’Unione e l’elezione di un nuovo presidente al posto dell’ex ministro sudafricano

Ogg, lunedì 30 gennaio, il re del Marocco Mohammed VI è atteso, assieme ad una folta delegazione composta da ministri e consiglieri, per presenziare al prossimo incontro dell’Unione Africana, nel quale si discuterà il ritorno del Paese magrebino nelle file dell’Organizzazione. Il Sovrano è stato preceduto dal “suo” ministro degli Esteri Salaheddine Mezouar, il quale ha intrattenuto un incontro segreto col presidente della commissione Dlamini-Zuma.

Il Regno del Marocco non fa parte dell’UA dal 1984 (quando questa ancora portava il nome di Organizzazione dell’Unità Africana), quando lasciò l’Organizzazione per protestare contro l’ingresso della Repubblica Saharawi, territorio conteso tra governo marocchino e Fronte Polisario, sin dal 1976. Ma a luglio scorso, durante un vertice tenutosi in Burundi, il Paese ha fatto richiesta ufficiale per rientrare.

Malgrado la questione “rientro” goda dell’appoggio di ben 40 nazioni su 54, stando alle parole del ministro Mezouar, Algeria, paese da sempre al fianco del popolo saharawi, e Sudafrica pongono molti ostacoli ad essa.

Il principale ostacolo messo in campo da Algeria, Sudafrica ed altri paesi nella loro orbita, sta nel fatto che non basta che Rabat abbia il benestare di più della metà dei membri dell’UA o che partecipi o meno alle sue riunioni: è necessario il voto favorevole di ben due terzi del consiglio.

Algeri e Pretoria spingono per la formazione di una commissione che assicuri il riconoscimento da parte del Marocco del fatto che i propri confini siano solo eredità del colonialismo francese (e quindi riconosca l’indipendenza della Rep. Saharawi), commissione i cui lavori vadano per le lunghe evitando che accada durante il turno di presidente dell’assemblea del leader guineano Alpha Condé, alleato strategico di Mohammed VI.

Le due Nazioni non risparmieranno colpi bassi a livello diplomatico affinché ciò non accada, essendo quello di presidente dell’Unione Africana un ruolo molto influente e non soltanto formale.

I candidati alla successione di Zuma, in fine, sono cinque: Finson (Botswana), Amine Mohammad (Kenya) Faqi Mohammad (Chad), Mokwi (Guinea Equatoriale) e Batili (Senegal). Ma in realtà, l’elezione sembra essere più un referendum per eleggere il candidato senegalese, il quale ha già ricoperto il ruolo di inviato per la sicurezza generale dell’ONU nella Repubblica Centroafricana, mentre gli altri sono “solo” ex-ministri degli Esteri.

Noureddine Saidi è un giornalista tunisino.