Draa-Tafilalet, nel Marocco tra dune, datteri ed ecoturismo


È una delle dodici regioni del Marocco, ed è a sud-est, al confine con l’Algeria. Tafilalet significa “ricchezza di natura”. L’ecoturismo, i prodotti a chilometro zero e il rispetto per l’ambiente sono parte della cultura di questa regione

Una terra di rocce e dune, con un cielo stellato senza confini. Un villaggio avvolto dai raggi del sole che creano mille sfaccettature sulla sabbia sahariana, dal ritmo dei tamburi e dalla magia dei canti berberi. È un’atmosfera magica, spirituale e introspettiva, solo la natura può donarla. È Draâ-Tafilalet, una delle dodici regioni del Marocco, ed è a sud-est, a confine con l’Algeria. Il termine Tafilalet significa “ricchezza di natura”. L’ecoturismo, i prodotti a chilometro zero e il rispetto per l’ambiente sono parte della cultura di questa regione. Dai datteri alle marmellate bio, dagli edifici ai tatuaggi all’henné, tutto ricorda quanto sia importante preservare e proteggere il nostro ecosistema.

Il sole si sveglia con delicatezza. Cambia colore durante la sua ascesa, in una danza tra il giallo, il rosso e l’arancione. Il deserto è il re incontrastato di questa regione e i datteri sono il frutto della sua terra. Sono presenti quarantadue tipi diversi e l’impiego è variegato. Al mattino si mangiano freschi, accompagnati da un bicchiere di latte freddo. Ci sono anche le marmellate di datteri, senza conservanti e rigorosamente a chilometro zero. A pranzo si uniscono al cous cous e al riso. A cena sono invece un ottimo connubio con la carne di montone o con il pollo. C’è anche la birra e la crema di datteri. Il nocciolo ha un uso cosmetico e viene utilizzato per l’henné.  

   

La regione è molto conosciuta per la città di Tombuctu. A testimoniare quello stretto legame che c’era tra il Marocco e i paesi del Sahara è un cartello che, all’uscita della città di Zagora, indica “Tombouctou: 52 giorni di cammello, strada in buono stato”. È un’antica pista carovaniera che oggi viene utilizzata solo da qualche avventuriero in jeep. La Valle dello Ziz e l’oasi di Tafilalt, il più grande palmeto del Marocco, sono stati per secoli il passaggio obbligato per le comunicazioni tra Fès e Tombouctou.  

Le risorse rinnovabili maggiormente utilizzate sono il solare, l’idroelettrico e l’eolico. Lo scorso aprile Mohammed VI, re del Marocco, ha avviato i lavori di realizzazione della centrale Noor Ouarzazate IV, ultima tappa del più grande complesso energetico solare al mondo di cui la capacità totale raggiungerà 582 megawatt. Pronto nel primo trimestre 2018, sarà sviluppato su una superficie di 137 ettari. I progetti energetici di Ouarzazate, Laayoune, Boujdour, Midelt e Tata dovrebbero generare investimenti di più di nove miliardi di dollari da oggi al 2020 e permettere un’economia annuale delle emissioni di gas a effetto serra equivalente a 3,7 milioni di tonnellate di CO2.  

   

La città di Erfoud si trova proprio alle porte del deserto e spesso è avvolta da forti tempeste di sabbia . Sono due le attrazioni principali della città, il festival dei datteri e l’industria di marmo. È in questa regione che si trova la provincia di Errachidia, epicentro della vendita di fossili per quasi 40 anni. L’ecoturismo è un altro caposaldo dell’area. È un turismo termale ma anche rurale e scientifico. Tra le mete più gettonate, ci sono le Gole di Todra. Secondo la leggenda, Todra è il nome di una ragazza che lancia una pietra da una parte all'altra della gola per salvare un montone. Il termine è infatti sinonimo di una donna forte. Uno dei posti più spettacolari e scenografici del Marocco è la Valle del Dadès, un canyon non lontano dalle gole di Todra. La Valle del Dadès, o valle delle mille Kasbah, si è formata nel corso degli ultimi 600 milioni di anni attraverso le pareti delle montagne dell’Alto Atlante grazie al fiume Dadès e da centinaia di anni è la strada principale tra il deserto e le antiche oasi commerciali del Tifilalt. I suoi paesaggi lunari vengono squarciati da numerose oasi, palmeti e bellissime Kasbah offrendo al visitatore uno spettacolare contrasto tra le brune formazioni rocciose e i colori brillanti di mandorli, fichi, noci e betulle.  

La maestria, la cura e l’attenzione generano prodotti artigianali unici, frutto delle mani e del cuore di venticinque donne. È Aïn Atti, una cooperativa al femminile presente nella città di Aoufous.  Le attività svolte sono diverse: dalla raccolta di datteri alla lavorazione della lana, dalla produzione dei tessuti ai ricami artigianali. Un’altra antica tradizione deriva dalla cultura berbera: sono i tatuaggi all’henné. Sono disegnati sulle mani, sui piedi e a volte anche sulle braccia, soprattutto durante le feste religiose, in particolare in occasione del matrimonio. In passato erano permanenti mentre adesso sono temporanei. Sono il simbolo della felicità, un buon augurio per il futuro. 

Le case sono rigorosamente ecosostenibili. Sono composte da paglia, terra, sabbia e pietra. I villaggi sono protetti. C’è la kasba, una casa solitaria con quattro torri. La grandezza dell’edificio riflette l’agiatezza della famiglia che vi abita. È come un castello. Vi alloggiano fino a quaranta persone, le famiglie infatti sono molto numerose. Molti proprietari mettono a disposizione la propria kasba. Anche questa attività rientra nel concetto di turismo solidale. “La cosa fondamentale – spiega Mohammad, una guida del posto - è rispettare le famiglie, l’abbigliamento e i comportamenti. Per il resto, si è sempre i benvenuti”.